Tarquinia e dintorni

Tarquinia, fino al 1872 Cornéto, quindi fino al 1922 Cornéto Tarquinia, si trova a 169 m d'altitudine su un colle dominante da sinistra il basso corso del fiume Marta, presso la Via Aurelia, nella Maremma laziale. È sede vescovile (diocesi di Civitavecchia e Tarquinia).

Con il nome di Tarch(u)na, che deriva da quello dell'eroe eponimo Tarconte, fu una delle più antiche città etrusche, se non la più antica, e la più importante della Dodecapoli.



Di notevole importanza storica e artistica, Tarquinia è centro turistico (oltre che commerciale e agricolo) assai frequentato. Nel territorio comunale si producono cereali e ortaggi, si alleva del bestiame e sono presenti le antiche Saline, oggi Riserva Naturale di Popolamento Animale delle Saline di Tarquinia. Nel territorio, sul litorale, si trova la stazione balneare in crescente sviluppo di Lido di Tarquinia.

L'antico centro etrusco e romano sorgeva su un'altura retrostante (denominata La Civita) l'attuale Colle dei Monterozzi, sede dell'abitato odierno e della monumentale necropoli antica.

Un elemento di eccezionale interesse archeologico è costituito dalle vaste necropoli che racchiudono un grande numero di tombe a tumulo e scavate nella roccia, nelle quali appare conservata una straordinaria serie di dipinti, che rappresentano il più cospicuo nucleo pittorico a noi giunto di arte etrusca e al tempo stesso il più ampio documento di tutta la pittura antica prima dell'età imperiale romana. I sepolcri, modellati sugli interni delle abitazioni, presentano le pareti decorate a fresco su un leggero strato di intonaco, con scene di carattere magico-religioso raffiguranti banchetti funebri, danzatori, suonatori di aulós, Giocoleria, paesaggi, in cui è impresso un movimento animato e armonioso, ritratto con colori intensi e vivaci; dopo il V secolo a.C. figure di demoni e divinità si affiancano agli episodi di commiato, nell'accentuarsi del mostruoso e del patetico. Tra i sepolcri più interessanti si annoverano le tombe che vengono denominate del Guerriero, della Caccia e della Pesca, delle Leonesse, degli Auguri, dei Giocolieri, dei Leopardi, dei Festoni, del Barone, dell'Orco e degli Scudi. Parte dei dipinti, staccati da alcune tombe allo scopo di preservarli (tomba delle Bighe, del Triclinio, del Letto Funebre e della Nave), sono custoditi nel Museo nazionale Tarquiniese; altri sono visibili direttamente sulla parete su cui furono realizzati, restituendoci la conoscenza della scomparsa pittura greca, cui sono legati da vincoli di affinità e dipendenza. Di minor livello artistico appare la scultura in pietra, presente in rilievi su lastre o nella figura del defunto giacente sul sarcofago; notevole tra gli altri il sarcofago calcareo della tomba dei Partunu, opera di pregevole fattura, databile a età ellenistica; tra le decorazioni fittili, un frammento ad alto rilievo, proveniente dal frontone dell'Ara della Regina, è conservato nel Museo nazionale tarquiniese, ove è raccolta tra l'altro un'importante serie di reperti ceramici, bronzi laminati, rilievi e terrecotte provenienti dalla zona, databili dal periodo geometrico al tardoetrusco.

La città conserva, soprattutto nei quartieri settentrionali, uno spiccato carattere medievale, accentuato dalle numerose torri dalle mura e da parecchie chiese. Fra queste la più grandiosa e importante è Santa Maria di Castello (1121-1208) in cui si notano influssi lombardi e cosmateschi. In altre chiese, come San Giacomo e la Santissima Annunziata, si notano influssi arabi e bizantini. Compongono il più caratteristico scenario medievale della città i resti del palazzo dei Priori, alcune torri e la chiesa di San Pancrazio; in questa chiesa, come in numerose altre (San Francesco, San Giovanni), le forme gotiche si innestano su quelle romaniche. Il grandioso palazzo Vitelleschi, iniziato nel 1436 e completato in eleganti forme rinascimentali verso il 1480-1490, è sede del Museo nazionale tarquiniese. Al Rinascimento appartengono anche gli affreschi di Antonio del Massaro da Viterbo (detto il Pastura) nel coro del duomo e quelli di autore ignoto nel palazzo Vitelleschi. Tra i vari edifici barocchi è notevole la chiesa del Suffragio.

 

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